Non sempre esiste un momento preciso in cui si decide “farò il medico”. Per Simone Cossu, è stata una scelta maturata passo dopo passo.

«Fin da giovane ero incuriosito dal funzionamento del corpo umano e, col tempo, ho sentito crescere il desiderio di trasformare questa curiosità in qualcosa di concreto. La medicina è diventata così la strada naturale da percorrere».

D: Perché proprio la radiologia?

«La radiologia mi ha affascinato per la sua capacità di dialogare con tutte le altre specialità utilizzando la crescita tecnologica in modo incisivo e innovativo. È un punto d’incontro che ti permette di essere al centro del percorso clinico del paziente. Inoltre, la possibilità di “vedere dentro” al corpo umano grazie alle immagini, unita alla trasformazione e continua della tecnologia, mi ha convinto che questa fosse la disciplina giusta per me».

D: Durante la formazione in Francia, soprattutto in ambito cardiovascolare, sono arrivati dei momenti che hanno fatto chiarezza sul tuo percorso ?

«Ho vissuto casi in cui un’immagine diagnostica cambiava immediatamente la gestione del paziente. Oppure, durante il post-clinico in ospedale, ho visto come anche un semplice gesto di infiltrazione osteo-articolare potesse dare un immenso beneficio a un paziente sofferente. In quei momenti ho capito che il mio ruolo era quello: fornire risposte precise e tempestive in situazioni che possono fare la differenza».

D: All’inizio la tecnologia appariva solo come un aiuto. Ora la visione è cambiata?

«Ho capito che in radiologia la tecnologia non è un accessorio, ma il linguaggio stesso della disciplina. La teleradiologia è stata per me una scoperta importante: la possibilità di abbattere le barriere di tempo e spazio e di portare la nostra competenza dove serve davvero. Ho collaborato direttamente con ingegneri e tecnici informatici nella creazione delle piattaforme: questo mi ha permesso di apprendere tanto e di vedere il futuro con un occhio differente».

D: La Teleradiologia permette ai pazienti di avere diagnosi rapide e di qualità, anche in strutture dove un radiologo non è sempre presente. E per i medici la teleradiologia è un lavoro, con scambio di esperienze e una distribuzione più equilibrata dei carichi. Cosa ne pensa?

«È una tecnologia che connette e valorizza le competenze, e soprattutto permette di avere a disposizione lo specialista giusto al momento giusto. Cosa che nelle nostre regioni, a volte, non è semplice».

D: Il futuro sarà inevitabilmente più tecnologico?

«Con l’intelligenza artificiale e le nuove metodiche, il lavoro del radiologo diventerà sempre più centrale. Non sarà solo “colui che legge immagini”, ma un consulente clinico indispensabile. La mia idea è che nel futuro si possa ricavare molto più tempo clinico da dedicare al paziente. Inoltre, il radiologo potrà utilizzare le proprie competenze per risolvere direttamente situazioni che richiedono la sua arte, come l’interventistica osteo-articolare o vascolare, che grazie all’IA avranno un’efficacia ancora maggiore».

D: Se potesse tornare indietro al primo giorno di medicina, quale consiglio si darebbe?

«Coltiva sempre la curiosità e apriti alle esperienze internazionali e interdisciplinari. La mia formazione in Francia è stata un arricchimento enorme. E ricordati sempre che dietro ogni immagine c’è una persona, con la sua storia e le sue paure, che si affida a noi».