La Piattaforma Nazionale per le Liste di Attesa promette trasparenza e interoperabilità. Ma se il sistema non investe su capacità produttiva, risorse umane e strumenti organizzativi come la teleradiologia, resterà solo un sofisticato pannello di controllo su un motore fermo.

Il recente decreto del Ministero della Salute, corredato dalle linee guida per l’implementazione della nuova Piattaforma Nazionale Liste di Attesa (PNLA), segna un passaggio significativo nell’ambito del PNRR per il potenziamento della sanità pubblica digitale. L’infrastruttura, gestita da AGENAS, mira a raccogliere dati in tempo reale sulle agende sanitarie attraverso flussi interoperabili tra i CUP regionali e un sistema centrale, con l’obiettivo dichiarato di accorciare i tempi di attesa e uniformare la governance a livello nazionale.
Un passo avanti importante, certamente. Ma rischia di restare sterile se non si accompagna a un piano industriale che rilanci concretamente la capacità erogativa del sistema. Più controllo senza più produzione significa, nei fatti, più frustrazione.

Le 5 criticità sistemiche attuali

Criticità Descrizione
Personale insufficiente Carenza cronica di medici, tecnici e infermieri.
Tariffe non sostenibili Bassa remunerazione scoraggia l’erogazione SSN.
Sovraccarico organizzativo Aumenti di volume affidati agli stessi operatori.
Tecnologie sottoutilizzate Poca integrazione di strumenti come teleradiologia e AI.
Frammentazione regionale Disuguaglianze nell’accesso e nella capacità di risposta.

Intervista | Dr. Giuseppe Corrias

Cofounder Diatheia
Responsabile Diagnostica per Immagini – Casa di Cura Sant’Elena (Korian)

Dottor Corrias, la nuova PNLA sembra portare finalmente trasparenza nel sistema delle liste d’attesa. È sufficiente?
> È un ottimo passo per capire cosa succede nel sistema, ma la vera questione è: cosa possiamo fare con quei dati? Senza risorse aggiuntive e strumenti per redistribuire efficacemente il carico, rischia di diventare una fotografia quotidiana del problema, senza soluzioni.

Come può la teleradiologia contribuire in modo strutturale?
> La teleradiologia è una tecnologia matura che consente di aumentare produttività e uniformare qualità, indipendentemente dalla geografia. Noi in Diatheia vediamo ogni giorno come una rete flessibile e qualificata di radiologi possa smaltire esami in tempi rapidi e garantire continuità assistenziale anche in contesti a basso presidio medico.

Quali sono i benefici più tangibili?
> In primis la riduzione dei tempi di refertazione: non è raro passare da 5 giorni a 24 ore. Poi la possibilità di lavorare in fasce serali o nei weekend, ottimizzando le risorse diagnostiche già presenti. Infine, la standardizzazione qualitativa, grazie a piattaforme che integrano protocolli condivisi, audit e verifica automatica delle performance.

Come si integra questo modello nel SSN?
> Serve una visione: la teleradiologia non va vista come un servizio esternalizzato, ma come parte integrante del modello operativo del SSN. Con una regia centrale e strumenti digitali interoperabili, possiamo costruire un sistema dove le risorse seguano i bisogni, e non viceversa.

Conclusione

Il digitale può e deve diventare il motore del rinnovamento sanitario, ma a condizione che sia accompagnato da una strategia industriale centrata su produttività clinica, innovazione organizzativa e valorizzazione del personale. Senza questo, la PNLA rischia di restare un sofisticato cruscotto… installato su un’auto senza benzina.

Grafico 1 – Le 3 direttrici della riforma

Figura 1: Rappresentazione simbolica delle tre direttrici su cui si articola la riforma delle liste di attesa nel SSN.