Negli ultimi anni la teleradiologia si è diffusa rapidamente come strumento per ottimizzare tempi, risorse e accessibilità nella diagnostica per immagini. Ma quanto è realmente sicura? Diatheia ha condotto un sondaggio con 19 radiologi italiani per raccogliere opinioni ed esperienze sul tema. I risultati rivelano un quadro sfaccettato, tra vantaggi percepiti e importanti aree di miglioramento.
Contesto d’utilizzo: prevale la pratica privata
Il 63% dei partecipanti dichiara di utilizzare la teleradiologia esclusivamente in ambito privato, mentre solo il 16% lo fa in ambito ospedaliero. Un ulteriore 21% la adotta in entrambi i contesti, a dimostrazione di una crescente versatilità della pratica, ma anche di una sua diffusione più marcata fuori dal sistema sanitario pubblico.
Rischi percepiti: tra scetticismo e cautela
Alla domanda se la teleradiologia aumenti il rischio di errori diagnostici, il 47% ha risposto che non lo influenza, mentre il 37% teme un aumento del rischio. Solo il 16% ritiene che lo riduca. Il dato conferma un certo scetticismo da parte dei professionisti, spesso legato a limiti operativi più che alla tecnologia in sé.
Esperienze concrete: errori sì, ma occasionali
Il 68% dei radiologi dichiara di aver riscontrato errori occasionali nella pratica in teleradiologia, mentre solo un 10% parla di errori frequenti. Il 21% non ha mai avuto episodi di questo tipo. La percezione di rischio è quindi presente, ma non allarmante.
Le criticità segnalate: mancanza di contatto e dati incompleti
Dalle risposte aperte emergono con forza alcune criticità ricorrenti. Assenza di contatto diretto con il paziente, inadeguatezza dell’anamnesi, dati clinici incompleti, scarsa standardizzazione dei protocolli e qualità dell’esame non sempre garantita. Le risposte suggeriscono che la qualità diagnostica può essere compromessa non tanto dal mezzo digitale quanto dalla disconnessione informativa tra chi esegue l’esame e chi lo referta.
Qualità delle immagini: in genere soddisfacente
Un dato incoraggiante arriva dalla valutazione sulla qualità delle immagini: per il 63% è spesso adeguata e per il 32% sempre adeguata. Solo un partecipante ha segnalato qualità raramente adeguata, e nessuno ha dichiarato qualità mai soddisfacente.
Le soluzioni proposte: standard, comunicazione, formazione
Le risposte alla domanda su come migliorare la sicurezza diagnostica sono chiare: maggiore standardizzazione dei protocolli, aggiornamenti anamnestici strutturati, contatto continuo con i centri esecutori, peer review obbligatorie, uso di piattaforme integrate RIS/PACS e valorizzazione della subspecializzazione. Tutti elementi che puntano a rafforzare la catena informativa e operativa più che modificare la tecnologia.
Qualità della vita e motivazioni economiche
Interessante il dato sulla qualità della vita: il 63% dei radiologi attribuisce alla teleradiologia un impatto positivo tra 7 e 10 punti su 10. A conferma che la flessibilità organizzativa è molto apprezzata. Tuttavia, quando viene chiesto se sarebbero disposti a rinunciare a parte del compenso per una gestione completamente remota, l’89% risponde no. La qualità della vita, insomma, non è sufficiente a giustificare un sacrificio economico.
Conclusioni
Il sondaggio mostra come la teleradiologia sia ormai una realtà consolidata, percepita come utile e migliorativa per l’equilibrio vita-lavoro, ma non esente da criticità operative e comunicative. Il rischio di errori è percepito soprattutto dove mancano dati completi, protocolli condivisi e continuità relazionale tra medico e paziente. Interventi strutturali sulla governance clinica e sull’interoperabilità delle piattaforme sembrano essere le leve chiave per aumentare sicurezza e fiducia nella pratica.


